TikTok: l’importanza del controllo da parte dei genitori

Nelle ultime settimane, a seguito della morte di Antonella, una bambina di 10 anni di Palermo, l’attenzione si è concentrata sulle challenge (in italiano, sfide) di TikToK. Una in particolare: la cosiddetta blackout challenge.

La sfida in questione consiste nello stringersi qualcosa intorno al collo (come ad esempio una cintura), a strozzarsi fino quasi a perdere il fiato per vivere un’esperienza “pre-morte”.  La morte di Antonella è stata ricondotta a questa challenge e ha sollevato un interrogativo che era rimasto troppo a lungo sullo sfondo: c’è un’età giusta per iscriversi ad un social network?

Diverse e molteplici sono state le preoccupazioni sollevate in merito alla tutela dei minori sui social network e, in particolare su TikTok – il fenomeno social del momento tra gli adolescenti – sia sul versante della protezione dei dati sia per l’assenza di un sistema effettivo di verifica dell’età, ma anche con riferimento ad ulteriori fenomeni che, veicolati dall’applicazione stessa, possono attentare alla sicurezza del minore come pedopornografia e cyberbullismo.

La piattaforma si è diffusa velocemente tra gli under 25, in particolare nella fascia di età adolescenziale, ma anche – purtroppo – tra i minori di 13 anni, inevitabilmente maggiormente esposti alle minacce di malintenzionati. Infatti, anche se le condizioni generali da approvarsi in fase di iscrizione stabiliscono che il limite di età per accedere a TikTok è di 13 anni, questa regola è facilmente aggirabile data l’assenza di sistemi di verifica.

L’applicazione TikTok solleva perplessità e preoccupazioni rispetto alla protezione dei suoi utenti soprattutto minori, sia per quello che riguarda l’assenza di un sistema effettivo di verifica dell’età, sia per l’utilizzo dei dati, fino alla considerazione di episodi di cyberbullismo che vengono ad essere veicolati attraverso il social.

A seguito della vicenda di cronaca menzionata all’inizio di questo articolo, il nostro Garante Privacy ha deciso di intervenire. Dal 9 febbraio, infatti, TikTok ha bloccato l’accesso a tutti gli utenti italiani che si sono ritrovati a dover indicare nuovamente la loro data di nascita per continuare a poter usare l'app. Se viene identificato un utente minore di 13 anni, il suo account viene rimosso.

Questa decisione deriva quindi da un accordo con il nostro Garante come misura per limitare l'accesso al social network a minori di 13 anni (ovvero l'età minima stabilita da TikTok stesso, ma finora non sempre rispettata dagli utenti). Il Garante aveva inizialmente chiesto a TikTok di bloccare in via d’urgenza il trattamento dei dati degli utenti per il fondato sospetto che sull'app ci fossero giovanissimi anche impegnati in attività autolesionistiche e pericolose. A tale richiesta, è seguita una fase interlocutoria tra il Garante e TikTok, sulle soluzioni da attuare, culminata nell’accordo sulla verifica dell’età degli utenti.

A tale richiesta, è seguita una fase interlocutoria tra il Garante e TikTok, sulle soluzioni da attuare, culminata nell’accordo sulla verifica dell’età degli utenti. Purtroppo, non è detto che le nuove misure garantiscano una maggiore sicurezza nell’utilizzo della piattaforma. Dunque, sarà determinante il ruolo della famiglia e dell’educazione. I genitori sono chiamati a essere presenti nella vita “social” dei figli minori, a tutela della loro integrità psicofisica.

Nel caso di TikTok, una soluzione può essere rappresentata dal Collegamento Familiare, una funzione che permette di associare l’account di un genitore con quello del figlio adolescente. Una volta attivato, il genitore può controllare dal proprio account le impostazioni di Controllo Applicazione dell’account associato, tra le quali:

  • gestione del tempo: permette di gestire il tempo che vostro figlio può trascorrere giornalmente su TikTok;
  • messaggi diretti: gli utenti TikTok possono utilizzare questa funzione solo a partire dai 16 anni (dai 13 ai 15 anni la funzione è infatti disattivata in maniera automatica). Tramite il Collegamento Familiare è possibile scegliere chi può inviare all’account collegato i messaggi diretti (Tutti, Amici), oppure si può disattivare del tutto la funzione;
  • modalità Limitata: impedisce la comparsa di contenuti non adatti a tutti;
  • visibilità: permette di decidere se rendere l’account di vostro figlio privato o pubblico;
  • video che ti piacciono: permette di decidere chi può vedere i video a vostro figlio ha messo “like”;
  • commenti: permette di controllare chi può commentare i video pubblicati dal profilo di vostro figlio (Tutti, Amici, Nessuno);
  • suggerisci il tuo account agli altri: consente di controllare se l'account di vostro figlio può essere consigliato agli utenti interessati ad account simili.

 

È importante che i genitori mantengano un controllo sull’utilizzo dei social da parte dei figli, per fare la loro parte nel proteggerli dalle nuove minacce che il web ha creato.

 

 

Fonte: https://news.avvocatoandreani.it/articoli/leta-per-stare-sui-socia…rk-caso-tiktok-106130.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email

L’età per stare sui social network: il caso TikTok

Sovraindebitamento: falcidia dei debiti nei confronti dello Stato

Importante decreto di omologa del Tribunale di Napoli Nord con la falcidia parziale del debito erariale per intervenuta prescrizione.

La vicenda riguarda un ex coltivatore agricolo, ormai in pensione, che godeva, e gode tuttora, di un assegno di circa € 400,00 al mese ed inoltre proprietario del 50% di un immobile con un valore stimato molto elevato. Avendo accumulato debiti per oltre € 300.000,00 tra Stato, Comune e creditori privati, la sua pensione minima non avrebbe mai potuto liberarlo completamente e neanche la liquidazione della sua quota sull’immobile sarebbe stata utile in quanto di difficile realizzazione essendo in comproprietà con l'ex coniuge.

Il Giudice delegato, dott. Di Giorgio Giovanni, ha tuttavia ritenuto legittima e conveniente la falcidia dei debiti erariali presuntivamente prescritti per inerzia del creditore nell'avviare procedure esecutive, ed ha dunque omologato l'accordo, nonostante la ferma e decisa opposizione del creditore, ovvero dell'Agenzia Entrate e riscossione.

 

L'importanza di questa omologa sta nella circostanza che è arrivata prima ancora che la falcidia dei debiti con lo Stato diventasse legge, infatti, di recente, la Legge n. 3/12 è stata notevolmente modificata dalla Legge n. 176/2020, che ha definitivamente soppresso il terzo periodo del comma 1 dell'art. 7, ovverosia tutta la parte della norma che evidenziava l'infalcidiabilità dei debiti tributari, debiti IVA e debiti per ritenute operate e non versate. Per queste voci, nel vecchio testo della Legge 3/2012, non era prevista alcuna possibilità di falcidia, ma era solo possibile prevedere una dilazione del pagamento dell'intero debito.



Fonte: Sovraindebitamento: omologa di un accordo con taglio dei debiti con lo Stato https://www.studiocataldi.it/articoli/41149-sovraindebitamento-omologa-di-un-accordo-con-taglio-dei-debiti-con-lo-stato.asp#ixzz6nObnfytV 
(www.StudioCataldi.it) 

Fatturazione energia e gas: prescrizione biennale

La Legge di bilancio 2018, all’art. 1, co. 4, recependo una raccomandazione della Commissione Europea 2003/361/CE, stabilisce che nei contratti di fornitura di energia elettrica e gas, il diritto al corrispettivo si prescrive in due anni; il successivo comma 5, prevedeva che le disposizioni del comma 4 non applicavano, qualora la mancata o erronea rilevazione dei dati di consumo derivi da responsabilità accertata dell’utente. Comma poi abrogato dalla Legge di bilancio 2020, art. 1, co. 295.

Pertanto, a prescindere dall’accertamento della responsabilità dell’utente, la prescrizione biennale del diritto a riscotere, per le fatture di energia e gas, ha per presupposto il mero decorrere del tempo.

In ragione di ciò, l’Arera, Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, con l’allegato A della delibera 569/2018/R/com, aggiornato alla Legge di Bilancio 2020, ridefiniva gli obblighi in capo ai venditori, prevedendo che, in caso di fatturazione di importi riferiti a consumi risalenti a più di due anni, a prescindere dalla responsabilità del ritardo di fatturazione, l’obiettivo deve essere fornire al cliente finale un’adeguata evidenza della presenza in fattura di tali importi, in maniera tale da permettere al cliente medesimo di eccepirne la prescrizione. All’uopo si rende necessario integrare la fattura recante gli importi riferiti a consumi risalenti a più di due anni con una pagina iniziale aggiuntiva contenente, un avviso informativo testuale, l’ammontare degli importi oggetto di prescrizione e una sezione recante un format che il cliente finale può utilizzare al fine di eccepire l’avvenuta prescrizione.

La delibera ha infine integrato anche le procedure per le costituzioni in mora prevedendo che, ­qualora una costituzione in mora sia relativa ad importi non pagati per consumi risalenti a più di due anni per i quali il cliente finale, pur sussistendone i presupposti, non ha eccepito la prescrizione, dovrà essere fornito al medesimo cliente un avviso circa la possibilità che tali importi, per consumi risalenti a più di due anni, non siano dovuti, in applicazione della Legge di bilancio 2018 come modificata dalla Legge di Bilancio 2020, previa la formulazione di un’eccezione di prescrizione. Con l’invito, infine, a comunicare tempestivamente la volontà del cliente finale di eccepire la prescrizione relativamente a tali importi, inoltrando il modulo compilato da allegare.

Covid-19: sanzione a Sky per pratiche commerciali scorrette

I clienti titolari dei pacchetti di abbonamento pay tv "Sky Calcio" e "Sky Sport" non hanno beneficiato della rimodulazione o del rimborso dei canoni mensili dopo la sospensione delle partite per l'emergenza da Covid 19. Secondo l'Autorità, inoltre, sono state scarse e inadeguate le informazioni relative allo "Sconto Coronavirus".

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato a Sky sanzioni per 2 milioni di euro per aver adottato tre pratiche commerciali scorrette nei confronti dei clienti titolari dei pacchetti di abbonamento pay tv "Sky Calcio" e "Sky Sport".

In primo luogo, Sky non ha riconosciuto, a fronte dell'emergenza sanitaria Covid 19 e della conseguente sospensione della trasmissione in diretta delle competizioni sportive, la rimodulazione o il rimborso automatico dei canoni mensili dei pacchetti, dal momento in cui gli eventi sportivi in diretta sono stati sospesi e fino alla loro ripresa.

Gli effetti di tale pratica scorretta si sono riversati sia sui clienti che sono rimasti vincolati all'abbonamento, in attesa di una futura ripresa degli eventi sportivi sospesi, e che hanno continuato a pagare come prima per la fruizione di un'offerta notevolmente impoverita, sia sui clienti che invece per questo hanno deciso di recedere dal contratto.

L'Autorità ha poi accertato l'esistenza di una seconda pratica commerciale ingannevole riguardo allo "Sconto Coronavirus", in base al quale è possibile ottenere una riduzione di prezzo sui pacchetti "Sky Calcio" e "Sky Sport" a partire dal momento dell'adesione. La società, infatti, ha omesso, oppure fornito in modo non adeguato e non tempestivo, informazioni in merito alla sussistenza dello stesso, nonché su modalità e tempi per richiederlo, con un conseguente svantaggio economico.

Infine, è stata accertata la scorrettezza di una terza pratica commerciale aggressiva in quanto Sky ha imposto ostacoli onerosi e sproporzionati alla fruizione dello "Sconto Coronavirus" da parte dei clienti interessati. In particolare, nonostante problemi di funzionamento della procedura web che hanno rallentato e complicato la richiesta dello sconto, la società ha consentito, nei fatti, l'adesione alla promozione mediante la sola procedura online, senza prevedere sin dall'inizio e per tutti i clienti una via alternativa. Lo sconto, inoltre, non è stato applicato nel caso di abbonamenti per i quali era stata inoltrata la disdetta prima dell'insorgere dell'emergenza coronavirus.

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